Si può sfuggire ai capricci?Approfondimenti ed aiuti sulla comprensione e sulla gestione delle crisi di frustrazione.

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INTRODUZIONE

I capricci li conosciamo tutti, o meglio: ne vediamo i sintomi… urla disperate e pianti incontenibili sono i principali. Ma cosa sono davvero i capricci?

bambino che urla facendo i capricci

Siamo giunti al tanto atteso argomento dei “capricci”, presenti in tutte le case di famiglie con bambini, si fanno bruscamente spazio nella relazione tra il bambino ed il genitore portandosi dietro una reputazione dalle caratteristiche negative e fastidiose.

Genitori, insegnanti, educatrici, nonni, zii e amici di amici hanno sicuramente, almeno una volta, incontrato un bambino “capriccioso” o che mettesse in scena un vero e proprio teatrino di disperazione.

L’immagine che abbiamo quando parliamo di capricci è un’immagine di pianti, urla, botte e forte agitazione, tutto ciò per motivazioni che a noi adulti appaiono futili o spesso inesistenti.

Nei prossimi capitoli vedremo che cosa sono in realtà i capricci e come possiamo fare per prevenirli o gestirli.

COSA SONO IN REALTA’ I CAPRICCI?

In questo capitolo scopriamo cosa sono in realtà i capricci per empatizzare più facilmente con i più piccoli e poterli poi aiutare al meglio.

bambino con le mani sugli occhi per la frustrazione

Se nell’immaginario comune, il capriccio, è una lamentela attuata senza alcun motivo o bisogno, in realtà, state per scoprire che si tratta di tutt’altro e che: i capricci per come li intendiamo noi adulti NON ESISTONO!

Possiamo definire i capricci come episodi di forte disregolazione emotiva e comportamentale, ciò significa che i nostri bambini non regolano le loro emozioni e i loro comportamenti, non decidono volontariamente di essere “esagerati” nel loro agire, purtroppo non conoscono alternativa in momenti di forte frustrazione.

La crisi è scatenata nella stragrande maggioranza dei casi dal voler o non voler fare qualcosa, sfociando in comportamenti come lanci urla, pianti o botte.

Ad esempio: comunichiamo al nostro bambino che è l’ora del bagnetto ma lui non ne vuole sapere, sappiamo però essere necessario perché, dopo una giornata di gioco all’aperto, sarebbe impossibile evitarlo. Proviamo, quindi, a spiegarglielo ma lui non ne vuole sapere, scalcia se lo prendiamo in braccio e urla alla sola vista dell’acqua.

In questo caso, da adulti, ci verrebbe da dire che non c’è motivo di agitarsi in quel modo e probabilmente rimarremmo anche stupiti dal fatto che un bambino voglia rimanere sporco, la sua reazione apparentemente insensata e immotivata potrebbe infastidirci ed innervosirci, portandoci ad agire in modo irrispettoso o violento.

I capricci sono una fase fisiologica dello sviluppo del bambino e cominciano ad essere presenti dall’anno di vita con i desideri di conoscenza (volontà di esplorare, scoprire, sperimentare in autonomia, ecc.), il punto culmine dei capricci si aggira intorno ai due anni e rallenta lentamente intorno ai 5/6 anni.

Capiamo, quindi, che i capricci non sono episodi da eliminare, in alcuni casi possono essere prevenuti, in altri casi possono esser occasione di crescita.

Per comprendere al meglio i capricci ed empatizzare con i bambini è importante riconoscere che le crisi di pianto sono il modo dei più piccoli per comunicare con noi e che a causa della loro età non sono in grado di farlo in altro modo, i bambini tentano di comunicarci che stanno vivendo un momento troppo intenso e che, per questo, necessitano il giusto aiuto e supporto da parte nostra.

Durante una crisi di frustrazione, sta all’adulto rendersi contenitore di tutta l’emotività che straborda dal bambino e farsene carico.

IL CERVELLO DEI BAMBINI, NON CHIAMARLI “TERRIBILI DUE”.

Un bambino di due anni non è terribile, sta crescendo ed il suo cervello non è sviluppato come quello di un adulto…

cervello illustrazione

Prima di fornirvi qualche informazione sul cervello del bambino è necessario avere presente il concetto di emozione, quando parliamo di emozioni intendiamo una risposta involontaria ad uno stimolo interno o esterno.

Ad esempio: siamo soli in casa e sentiamo un forte rumore (stimolo esterno) ci spaventiamo e ci blocchiamo per la paura che stiamo provando.

Lo stimolo può essere anche interno, come ad esempio un nostro pensiero che ci porta ad essere felici o arrabbiati.

Quando parliamo di emozioni facciamo quindi riferimento ad uno stimolo, ad un’attivazione e ad un comportamento.

Un bambino di due anni non è “terribile”, semplicemente, ha il cervello sviluppato per la sua età.

Che si occupano delle emozioni sono la NEOCORTECCIA e il SISTEMA LIMBICO, la prima decodifica l’emozione, ne regola l’intensità e seleziona il comportamento, dal secondo, di cui fa parte l’AMIGDALA, dipende la reazione.

Nell’adulto, neocorteccia e sistema limbico sono sviluppati ed in continua comunicazione, nel bambino invece abbiamo una neocorteccia immatura e per questo non ne possiede le abilità sopra elencate.

Capiamo quindi che i bambini che fanno i “capricci” stanno agendo per come ne sono in grado e che stanno, in quel momento, avendo bisogno di noi per un problema che non riescono a gestire.

Vista e descritta (anche se molto brevemente) le capacità di un bambino, alla domanda: “ha senso provare ad eliminare i capricci?” verrà sicuramente più spontaneo rispondere di no, questo perché non possediamo la bacchetta magica per far sì che lo sviluppo sia più veloce e perché sarebbe totalmente irrispettoso nei confronti dei più piccoli.

Ricordiamo inoltre che ciò che caratterizza un bambino è diverso da ciò che caratterizza un adulto, il primo è immaturo ed egocentrico, il suo pensiero è diverso dal nostro e i suoi bisogni vitali necessitano di essere soddisfatti quasi nell’immediato.

Quando veniamo chiamati ad affrontare una crisi di frustrazione immaginiamo un iceberg, tutto ciò che vediamo sta sopra all’acqua e quindi il comportamento del bambino ma è presente una parte nascosta e non visibile che sta sotto all’acqua e che rappresenta le mancate competenze del bambino con cui ci dobbiamo rapportare.

COME AIUTARE IL BAMBINO AD ESSERE EMOTIVAMENTE INTELLIGENTE

Cosa significa essere emotivamente intelligenti? Come possiamo aiutare i nostri bambini ad esserlo?

mamma gestisce capricci di una bambina al supermercato

Frasi come: “non piangere come una femminuccia”, “non c’è motivo di essere arrabbiati” o ancora “non avere paura, è una sciocchezza” sono di intralcio allo sviluppo dell’intelligenza emotiva e, di conseguenza, non aiutano il bambino nella corretta gestione delle proprie emozioni.

Essere emotivamente intelligenti significa saper COMPRENDERE, REGOLARE ed ESPRIMERE le proprie emozioni e per fare in modo che il bambino ne sia in grado dobbiamo offrirgli il nostro aiuto chiedendoci:

  • COSA sta provando?
  • Quale FATICA sta facendo?
  • Cosa deve IMPARARE per poter, in futuro, affrontare meglio un momento emotivamente difficile?

A supporto dello sviluppo dell’intelligenza emotiva vi è il nominare le emozioni, parlandone e concepirle come parte di noi, non esistono emozioni positive o emozioni negative, sono tutte da accettare e non da evitare.

Impariamo ad OSSERVARE il bambino per capire che cosa sta provando, così da poter affrontare insieme a lui la difficoltà dal momento.

Possiamo entrare a contatto con le nostre emozioni anche grazie ad attività pratiche, ad esempio:

LA SCATOLA delle emozioni

  • Decoriamo insieme al nostro bambino una scatola medio piccola (non è necessario acquistarla, va benissimo anche una scatola di recupero come quella delle scarpe), nel modo che più ci piace, possiamo scrivere il nome del bambino, colorarla, attaccare brillantini o stickers, l’obiettivo è personalizzarla e renderla unica, ma soprattutto: deve diventare il posto sicuro per le nostre emozioni.
  • Prendiamo un foglio e chiediamo al bambino di disegnare quella cosa che lo rende tanto impaurito (o triste o gioioso o arrabbiato, …), parliamo con lui e ascoltiamolo attivamente mentre disegna.
  • Pieghiamo il foglio e riponiamolo al sicuro all’interno della scatola

La scatola può essere utilizzata sia successivamente a momenti critici sia in occasioni di tranquillità, sarà utile al bambino per entrare in contatto con ciò che sta provando e affrontare le sue difficoltà o insicurezze insieme al suo adulto di riferimento.

IL CALENDARIO delle emozioni

  • Creiamo un cartellone con indicate le 5 emozioni primarie (rabbia, gioia, disgusto, paura e tristezza) e decoriamolo come preferiamo. Possiamo indicare le emozioni scrivendole a parole e disegnando delle faccine con l’espressione corretta)
  • Prendiamo una molletta medio grande e chiediamo al bambino di fissarla vicino all’emozione che sta provando in quel preciso momento o in quel determinato giorno.
  • Parliamo con il bambino e ascoltiamo le sue motivazioni
  • Se vogliamo possiamo scrivere cosa fa sentire il bambino in quel modo sul cartellone

Anche in questo caso, aiutiamo il bambino ad entrare in contatto con il proprio sentire e a dare forma alle proprie emozioni, dandogli la possibilità di passare tempo di qualità con il proprio adulto di riferimento.

ANCHE GLI ADULTI FANNO I CAPRICCI, PERCHÉ CI ARRABBIAMO?

Un bambino in crisi ha bisogno di un adulto che sappia regolarsi, perché ci arrabbiamo quando un bambino fa i “capricci”?

urla di rabbia di un papà

Cosa ci manda in tilt di un bambino in crisi? I TRIGGER.

Riprendendo nuovamente l’immagine dell’iceberg, immaginiamo che fuori dall’acqua compaia il comportamento del bambino e che in profondità sia nascosto il SIGNIFICATO che diamo a quel comportamento.

Se pensiamo che il bambino ci stia sfidando, mancando di rispetto o che stia volontariamente oltrepassando un limite che per noi ha un valore ben preciso allora sarà più facile innervosirci e far prevalere la rabbia.

Senza la consapevolezza dei nostri trigger personali non avremo il controllo né su di noi, né sul bambino.

Questo dimostra che siamo noi a perdere la calma non sono i bambini a farcela perdere, ognuno ha la responsabilità su sé stesso e le proprie emozioni ed azioni. (Leggi l’articolo sulla responsabilità emotiva dell’adulto)

punta dell'iceberg

Per poter aiutare un bambino a calmarsi è assolutamente necessario che l’adulto, per primo, sia calmo, solo così riusciremo ad esprimerci assertivamente ed essere costruttivi.

Cosa fare se noto che mi sto irritando?

  • Mi mantengo attaccato alla realtà: il bambino non è maturo per poter gestire le sue emozioni, …
  • Accetto ciò che sta accadendo: i capricci sono fisiologici, non posso eliminarli ma posso coglierli come momento di crescita
  • Respiro
  • Recito un mantra: posso recitare qualsiasi tipo di frase se mi aiuta a mantenermi lucido.

Cosa fare se mi accorgo di poter perdere il controllo ed agire in modo violento o irrispettoso?

  • Mi allontano
  • Chiedo aiuto

Ricordiamo che la rabbia rappresenta l’emozione ed è positiva, ciò su cui dobbiamo avere controllo è l’espressione della rabbia, che molto spesso è rappresentata dall’aggressività.

GESTIONE DEL CAPRICCIO: COSA FARE E COSA NON FARE

In questo capitolo capiamo come poter intervenire durante un momento di disregolazione emotiva

Come intervenire durante un momento di disregolazione emotiva?

Facciamo un esempio: Andrea (il bambino) non vuole fare il bagno.

  • Capiamo il VERO MOTIVO del capriccio (non vuole fare il bagno ma in realtà, sapendo che fa parte della routine della nanna, non vuole andare a letto)
  • Nominiamo il DESIDERIO (capisco tu non voglia fare il bagno/so che non vorresti andare a dormire dopo il bagnetto)
  • Notiamo espressamente l’INTENSITA’ dell’emozione (capisco tu sia molto arrabbiato/vedo quanto è difficile per te fare questa cosa)
  •  Mantengo dei LIMITI (per quanto tu sia arrabbiato devo ricordarti di non tirare pugni o rischierai di farti male/ anche se sei molto arrabbiato non si può calciare la vaschetta, intervengo fisicamente contenendo il gesto in caso di necessità),
  • SEPARO l’emozione dal comportamento, RIBADISCO COSA SI DEVE FARE (per quanto tu sia arrabbiato in questo momento è importante fare il bagno, se vuoi troviamo insieme un modo per renderlo divertente)

In questo modo non elimino il capriccio ma aiuto il bambino nella gestione della sua crisi facendolo sentire compreso, proponendomi come una figura autorevole e pronta ad accogliere il bisogno.

Cosa NON FARE

  • Punire (leggi l’articolo)
  • Invalidare (“non c’è bisogno di piangere”)
  • Etichettare (“sei un bambino capriccioso” / “sei un piagnucolone”)
  • Lasciare solo il bambino

Cosa FARE

  • Conseguenza naturale contingente (leggi l’articolo)
  • Debriefing (a fine crisi)
  • Aiuto con metacognizione (rifletto su ciò che ho fatto)

CONCLUSIONI, COME RIPARARE ALL’AGGRESSIVITA

Mi piace ripeterlo: il genitore perfetto non esiste…

Quasi in ogni articolo mi piace ripetere che il genitore perfetto non esiste, soprattutto quando parliamo di capricci, facciamo riferimento a situazioni di frustrazione e nervosismo e per questo non è facile mantenere la calma.

Prima di essere genitori siamo persone e per questo sosteniamo ritmi di vita che comprendono impegni lavorativi e non solo, le sfide dentro e fuori le mura di casa sono molte e può capitare di perdere il controllo, cosa fare quando succede?

Ci si propone con autenticità, spieghiamo al bambino cosa ci ha portati ad agire in modo scorretto e ce ne scusiamo.

Un buon genitore sbaglia e sa riconoscere i propri errori per potersi migliorare, è importante essere consapevoli degli ostacoli che la genitorialità pone davanti a noi e prepararci per superarli al fine di costruire una sana e robusta relazione con il nostro bambino.

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