Violenza e Punizioni: aspetti negativi e alternative rispettose

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In un mondo in rapida evoluzione, la genitorialità si confronta con sfide senza precedenti. È fondamentale riconsiderare le pratiche educative tradizionali, in particolare l’uso di violenza e punizioni nei confronti dei bambini. Questo articolo esplora metodi alternativi, basati su rispetto e comprensione, adatti a genitori che desiderano promuovere un ambiente familiare sano e costruttivo.

atteggiamento di punizione su un bambino

Introduzione

Quello della violenza è un tema delicato sul quale è importante avere estrema consapevolezza, un adulto che tende a perdere la pazienza e che si sfoga attraverso atteggiamenti come sculacciate o umiliazioni deve confrontarsi con le sue emozioni e lavorare sulla gestione di queste ultime.

“Guarda che adesso le prendi”, “vuoi una sberla?”, “se non la smetti di piangere mi arrabbio eh”, “smettila di fare così, se poi cadi e ti fai male rido io”.

Queste riportate sono frasi che raccontano molto più di noi adulti che dei bambini, raccontano di come siamo impulsivi e di come spesso agiamo senza filtri.

Sono frasi che ci mostrano di come la nostra visuale rispetto al mondo del bambino e ai suoi bisogni sia sbagliata e di come non si riconosca ciò che può far bene e ciò che rappresenta un danno per i più piccoli.


Nelle prossime righe entreremo a contatto con un tema molto delicato e vedremo quali sono le conseguenze di comportamenti violenti scoprendo quali possono essere le alternative rispettose da poter utilizzare in campo educativo.


Ci convinciamo di perdere la pazienza a causa di comportamenti messi in atto dai nostri figli quando in realtà non riusciamo a tenere a bada le emozioni che in quel momento hanno la meglio su di noi.

I comportamenti scatenati da queste forti e spesso improvvise emozioni ci portano a reagire contro il bambino fisicamente o verbalmente ad esempio con sculacciate o rimproveri che vedono protagonisti ricatti o punizioni.

Cosa si intende con educazione e perché la violenza non può considerarsi tale

La violenza all’interno delle famiglie è purtroppo reale e diffusa, è importante rendesi conto di che cosa rappresenta un reale metodo educativo efficace e di cosa no. Formazione e informazione possono aiutare molto in campo genitoriale.

Uno schiaffo o una punizione non possono essere considerati educativi, soprattutto se intendiamo l’educare come l’accompagnare il bambino a svilupparsi e ad acquisire un sistema di norme che gli consente di poter vivere rispettosamente.

In effetti, si tratta a tutti gli effetti di un reato e a stabilirlo è il Codice penale, il quale vuole tutelare i soggetti in ambiente familiare da un punto di vista fisico e psichico.

Per entrare nello specifico possiamo dividere questi atteggiamenti in tre principali categorie:

-violenza fisica (schiaffi, sculacciate, …),

-violenza psicologica (ricatti, minacce, indifferenza, …)

-verbale (insulti, …).

Quando si parla di violenza e bambini si tende a minimizzare e a giustificare i propri comportamenti in quanto si entra a contatto con una realtà difficile da accettare, ma è proprio la consapevolezza che può aiutarci a migliorare e ad essere i genitori che vorremmo.

Seppur il genitore perfetto non esista, è bello pensare che ognuno di noi si possa impegnare ad informarsi circa l’educazione e ciò che può aiutare i più piccoli.

Come accennato in precedenza, i comportamenti che mettiamo in atto dipendono dalle nostre emozioni e dalla consapevolezza che ne abbiamo, ma anche dall’interpretazione che diamo ai comportamenti dei bambini, infatti, a seconda di quale pensiamo sia la natura della loro crisi o difficoltà tenderemo a modificare la nostra riposta nei loro confronti.

Questo fa riflettere su quanto possa essere controproducente e poco utile utilizzare sculacciate o punizioni in caso di una reale richiesta di aiuto male interpretata.

Da violenza nasce violenza, conseguenze negative di un approccio genitoriale violento

La violenza, sia fisica che verbale, non può essere considerata un metodo educativo. È cruciale riconoscere che la violenza non è mai una soluzione nel contesto genitoriale. Invece di insegnare ai bambini il rispetto, la violenza inculca paura e può portare a cicli di abuso. L’educazione basata sul rispetto e la comprensione reciproca è fondamentale. Ciò significa evitare sculacciate, urla o punizioni severe e adottare approcci che favoriscano l’ascolto, il dialogo e la risoluzione pacifica dei conflitti. Creare un ambiente familiare dove i bambini si sentono ascoltati, compresi e valorizzati è essenziale per il loro benessere emotivo e per lo sviluppo di relazioni sane.

Vediamo ora quali possono essere le conseguenze di atteggiamenti che vedono protagonisti umiliazioni e violenza fisica:

  • Allontanamento dall’adulto: i nostri comportamenti influiscono notevolmente sul rapporto che abbiamo con il nostro bambino e imporci in modo autoritario non aiuterà a coltivare fiducia reciproca ma avrà l’effetto opposto,
  • Scarsa autostima e scarsa fiducia in sé stessi e nel genitore: purtroppo comportamenti punitivi ed umilianti avranno effetto a breve e a lungo termine anche se messi in atto a pochi anni di età
  • Uso di violenza in futuro: “da violenza si impara violenza”, se un bambino impara a gestire i conflitti con la violenza allora lo ripeterà durante la vita o accetterà di avere al suo fianco persone violente.
  • Problemi di salute mentale.

Punizioni: Efficaci o Dannose? Riflessioni e approfondimento della metodologia “time out”.

Mentre la punizione può sembrare una soluzione rapida per correggere comportamenti indesiderati, spesso risulta essere controproducente. Punizioni come il “time-out” o la privazione di privilegi possono insegnare ai bambini a evitare il comportamento negativo per paura della punizione non a comprendere il perché del comportamento stesso. Si dovrebbe trasformare il momento del “time out” in “time in” e affiancarci al bambino nel momento della riflessione.

Adult hand pointing at child in school uniform crying, concept of child abuse or bullying.

Nel caso specifico della punizione, vediamo l’adulto in una posizione predominante e dalla quale può imporre la propria forza, compromettendo il proprio rapporto con il bambino a causa di atti di umiliazione, ricatti e l’insorgere di emozioni come paura e rabbia inespressa.

Ad esempio, tra le punizioni più utilizzate, vi è il “time out” o “l’angolo della riflessione”, vi siete mai chiesti perché non funziona o perché siete costretti a dover ripetere questo tipo di punizione frequentemente e sempre per gli stessi motivi?

Provo a rispondervi, il bambino che viene lasciato solo e senza avergli dato nessuna spiegazione non è in grado di comprendere in autonomia i suoi errori (se davvero ci sono stati), per questo tenderà a ripeterli e sarà costretto a subire, in seguito, un’altra umiliazione.

In questo caso vi è una mancata conoscenza delle tappe di sviluppo del bambino e una totale mancanza di dialogo, il quale può aiutare entrambe le parti a risolvere situazioni frustranti o incomprensioni reciproche.

Conseguenza naturale contingente: spiegazione e riflessioni.

Invece di punire, è più educativo insegnare ai bambini a comprendere le conseguenze delle azioni e dei comportamenti. Ciò può essere fatto attraverso una comunicazione rispettosa ed efficace, in cui i bambini sono aiutati nella comprensione dei loro comportamenti e degli effetti di questi sugli altri.

Sarebbe importante tenere a mente la differenza tra punizione e conseguenza naturale dei fatti, chiamata: “conseguenza naturale contingente”, la quale ci permette di dare un senso a ciò che sta accadendo e di intervenire in modo costruttivo con i nostri figli.

Vi riporto un esempio di situazione trattata in un primo momento con atteggiamento punitivo e poi con il ragionamento delle conseguenze naturali:

“se lanci ancora quel giocattolo non andremo più al parco”,

questa è una punizione che non insegna al bambino l’errore del suo comportamento o come può correggersi, in questo caso sarebbe più educativo dire:

“se continuerai a lanciare quel giocattolo, probabilmente, si romperà e sarà davvero un peccato, perché non potrai più utilizzarlo per giocarci” oppure “se lancerai ancora quel giocattolo sarò costretta a tenerlo io perché rischi di colpire qualcuno e fargli del male, sono sicura/o che non sia questo il tuo intento”.

In questo caso specifico ti suggerisco di offrire a tuo figlio un‘alternativa come oggetto da lanciare, forse si sta divertendo molto e non vuole smettere, una pallina morbida potrebbe essere la soluzione giusta.

Tenendo a mente questo ultimo esempio possiamo riflettere, oltre che sulla nostra, anche sulla reazione del bambino, il quale è legittimato a provare rabbia o tristezza e per questo è importante accogliere l’eventuale dissenso ma mantenendo coerenza con la nostra decisione presa, spinta da una adeguata motivazione.

Cinque aiuti a cui far riferimento in caso di difficoltà.

In campo genitoriale non sempre è possibile mantenersi lucidi e sicuri nelle decisioni da prendere, di seguito troverai 5 domande che potrebbero aiutarti nei momenti di criticità.

In questa parte dell’articolo vi propongo delle linee di pensiero, da seguire quando ti trovi in difficoltà, poste sotto forma di domande personali:

Qual è il mio OBIETTIVO educativo? Prova a pensare se il tuo obiettivo è quello di vietare ed interrompere determinati comportamenti incutendo paura o quello di ricercare la motivazione per cui vengono messi in atto e risolverli tramite empatia e rispetto,

potendo in questo modo essere costruttiva/o per tuo figlio, coltivando un’educazione a lungo termine.

Il modo in cui ho agito è RISPETTOSO?

Se a questa domanda risponderai di no, allora, probabilmente hai reagito in modo troppo istintivo, dando spazio alle tue emozioni e permettendogli di guidarti nelle tue azioni e decisioni, non preoccuparti, alla prossima occasione avrai più esperienza e saprai muoverti meglio.

Ha SENSO la decisione che ho preso? Spesso prendiamo decisioni senza pensare che potrebbero non avere alcun senso a scopo educativo,

per favorire chiarezza ed evitare confusione può aiutare tenere a mente cosa è davvero utile per lo sviluppo del nostro bambino, ad esempio, come descritto prima, facciamo riferimento alla conseguenza naturale dei fatti.

E se io fossi nei SUOI PANNI? L’empatia ci aiuta molto a capire che cosa il bambino prova e di conseguenza come agire, mettersi nei panni dei più piccoli può risultare un’impresa ma con costanza ed informazione ci aiuterà a creare un ambiente di convivenza più piacevole e costruttivo per tutti.

Sono stato il genitore che il ME BAMBINO avrebbe voluto?

Noi tutti siamo stati bambini e spesso abbiamo subito punizioni e violenze, crediamo davvero che ci abbiano aiutati?

Crediamo davvero che anche i nostri figli debbano essere cresciuti nello stesso modo?

Se la risposta è no e se pensiamo che rispetto ed empatia siano i valori con cui saremmo voluti crescere allora possiamo impegnarci per attuare la nostra educazione.

“Quando ci vuole ci vuole”, ne siamo sicuri?

I bambini cattivi non esistono e una sculacciata è sempre immeritata, se non ne siamo convinti forse è perché la nostra visione rispetto ai loro comportamenti è errata e dovremmo provare ad entrare maggiormente in empatia con i nostri figli.

Little scared or crying or playing bo-peep girl hiding face

Quando parlo di questi temi così delicati, molto spesso mi viene detto:

“però quando ci vuole ci vuole, e comunque quella volta che ho tirato uno schiaffo a mio figlio poi non ha più ripetuto quel comportamento”.

Proviamo ad analizzare la frase dividendola in due parti:

“quando ci vuole, ci vuole”: davvero pensiamo che nostro figlio o qualsiasi altro bambino si meriti uno schiaffo?

i bambini non nascono cattivi e non ne esistono proprio, se provassimo a pensare che non ci sfidano e che i loro comportamenti non sono messi in atto per dispetto allora forse gli schiaffi comincerebbero a perdere di senso.

Chiarito che non si tratta di cattiveria potrebbe trattarsi di molti altri motivi

(incapacità di comunicazione, fatica nella gestione delle emozioni, superamento e test dei propri limiti, …) sta a noi scoprire quale.

“Quella volta che ho tirato uno schiaffo a mio figlio poi non ha più ripetuto quel comportamento”:

è comprensibile, probabilmente farei lo stesso anche io se questa situazione si verificasse sul posto di lavoro, per fortuna a noi adulti capita molto più raramente che ai bambini,

questo perché loro sono più piccoli e ci permettono di imporci più facilmente ma non è un motivo valido per esercitare violenza. 

Il bambino subisce dolore fisico dall’adulto, la stessa persona da cui dipende e che lo costringe a comportarsi in un determinato modo, non è difficile pensare che il risultato sia l’obbedienza, ma è davvero questo quello che desideriamo?

Un bambino che obbedisce senza saperne il motivo e senza essere compreso dalle proprie figure di riferimento?

Non credo ci sia apprendimento nel momento in cui un bambino viene picchiato ma è proprio quello su cui dovremmo concentrarci e possiamo provare a farlo interrogandoci con le domande che vi ho proposto sopra.

Consapevolezza sul proprio passato: un importante aiuto per la genitorialità del presente.

L’educazione che ci è stata impartita dice molto del noi del presente, il rischio che molti errori vengano ripetuti è alto, è necessario molto impegno per spezzare questa catena così resistente.

Different generations of family stand together against dark abstract background. Generative AI

Concludo portando la vostra attenzione sull’importanza della consapevolezza e la conoscenza di sé e del mondo del bambino,

potersi informare è un grande privilegio che può aiutarci a spianare la strada della genitorialità, permettendoci di vederne tutti i lati positivi.

Ogni adulto che diviene, ad un certo punto della sua vita, genitore, lo diventa insieme ad un bagaglio di vita a cui si appellerà durante il suo percorso genitoriale,

questo purtroppo non significa avere conoscenza o essere informati ma porta, piuttosto, alla convinzione che la propria esperienza di figlio sia applicabile alle future generazioni, da qui scaturiscono spesso frasi come: “si è sempre fatto così” oppure “io da piccolo le ho prese ma sono cresciuto bene lo stesso”.

Il rischio è che si instauri un circolo vizioso nel quale le pratiche del passato si pensa siano efficaci e per questo vengono utilizzate dai più, questo perché il nostro io bambino ha imparato dai propri genitori cosa, secondo loro, era giusto e cosa no.

Se cogliamo questo momento come occasione di riflessione potremmo dire che se avessimo avuto un altro tipo di educazione saremmo cresciuti meglio.

Chiediamo scusa

Il genitore perfetto non esiste e per questo capiterà di commettere errori, chiedere scusa da parte dell’adulto può essere una grande occasione di apprendimento per i più piccoli.

Affectionate daughter embracing her father with eyes closed.

In ultimo, è importante dire che molto spesso capita, in quanto genitori, di sentirci in colpa per gli errori commessi tramite i nostri comportamenti, ma teniamo a mente che con i nostri bambini possiamo comunicare ed essere autentici,

per questo chiedere “scusa”, proprio come faremmo con un adulto, non ci renderà deboli ma darà a loro un’importante lezione e contribuirà a rafforzare il nostro legame.

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