Ruolo e vissuto paterno tra storia e psicologia.
Introduzione
Non dimentichiamoci dei papà! Molto spesso pensiamo ai bambini e alle cure materne di cui hanno bisogno ma il ruolo del padre all’interno della triade è fondamentale.

Ho pensato che un buon modo per festeggiare la festa dei papà fosse quello di dare loro attenzione ed eccomi, quindi, con questo articolo.
In effetti, vi è una nota trascuratezza rispetto ai bisogni di un padre e al loro ruolo all’interno della famiglia, siamo abituati all’immagine di uomini autoritari e poco presenti ma, nel corso delle prossime righe vedremo come la figura del papà sia decisamente cambiata.
Negli anni la donna ha rivendicato i propri diritti di autonomia ed indipendenza portando alla necessaria presenza dell’uomo all’interno delle mura domestiche.
Che cosa significa essere padre? Ci si nasce o lo si diventa?
Quanto di innato e quanto di influenza culturale c’è all’interno del ruolo paterno? Affidandoci all’etimologia della parola: padre dal latino pater ci indica, con la radice pa, una figura che nutre e protegge, ma vediamo quali altri contributi possono aiutare a rispondere a questa domanda.

Greenberg e Morris, nel 1974, ci portano il concetto di engrossment ((occuparsi interamente di…, essere assorbiti da.., essere interessati, preoccupati) sostenendo che si tratta di un potenziale innato che si attiva con l’esperienza di diventare genitori e che interagisce con gli aspetti culturali ed ambientali.
Forleo e Zanetti, nel 1987, parlano di una predisposizione ad assumere atteggiamenti di cura ma anche della presenza di condizionamenti sociali verso atteggiamenti desiderabili.
A confermarci le competenze accudenti del padre è La Rossa, nel 2000, facendo riferimento al padre come caregiver che tramanda ai propri figli gli aspetti immateriali.
Sulla base di questi contributi possiamo affermare che l’essere padre sia l’equilibrio tra competenze innate ed influenza socio-culturale, è proprio quest’ultima che, però, fa in modo che sia molto difficile individuare un modello di riferimento unico.
Nella stessa società e periodo storico, possono convivere diverse interpretazioni del ruolo paterno. La lingua inglese utilizza, ad esempio, due termini “fatherhood” e “fathering”: il primo indica di fatto l’essere padre nei suoi aspetti culturali e simbolici (idee, credenze e orientamenti), il secondo indica gli aspetti pratici legati alla cura di un figlio (quanto tempo si passa con i figli e al lavoro, quali azioni vengono svolte).
Gli aspetti innati del padre fanno riferimento alla sua “funzione”, la quale nasce prima del ruolo e si riferisce a ciò che si sente di dover fare. Il “ruolo”, invece, è altamente influenzato dal luogo, dalla cultura e dal contesto sociale e cambia in base a questi ultimi.
La ricerca ha evidenziato che anche il maschio manifesta una predisposizione biologica su base evoluzionistica a prendersi cura dei bambini, documentata da modificazioni ormonali e neurobiologiche che si manifestano quando il padre si occupa di un neonato (Abraham et al., 2014; Swain et al., 2014; Fisher et al., 2018; Feldman, Braun, Champagne, 2019)
Vediamo quali sono le modificazioni biologiche che avvengono quando un papà si prende cura del bambino:
- aumento dell’ossitocina e della prolattina (più empatia e cura)
- aumento cortisolo (più attenzione)
- diminuzione testosterone (meno aggressività e più sensibilità nella relazione)
Sebbene una predisposizione all’accudimento sia stata dimostrata, il legame fra madre e figlio è fondamentale per la sopravvivenza del neonato, ma quello padre e figlio non necessariamente lo è e deve essere maggiormente costruito. Inizialmente è un legame più fragile e necessita di una continua cura nella sua formazione.
Il padre nella storia, dall’antica Grecia ad oggi.

- CIVILTA’ GRECA
La madre si occupava dell’educazione e della cura dei figli fino ai loro sette anni di vita, a quel punto subentrava il padre, il quale si occupava del figlio con fine politico e sociale. Nella civiltà greca, padre e figlio, avevano un rapporto di reciproca fiducia, il primo sapeva di poter contare sull’aiuto del secondo in età senile (la trascuratezza dei propri genitori poteva essere sanzionata tramite provvedimenti politici).
- CIVILTA’ ROMANA
Nella società Romana il padre ha il compito di trasmettere alla discendenza un patrimonio, una collocazione e un ruolo preciso nella comunità. Il rapporto tra il piccolo romano e suo padre seguiva tappe stabilite. Il figlio iniziava a seguire il padre nella vita pubblica quando non era ancora adolescente, ne osservava i comportamenti e ne studiava le relazioni fino alla fine dell’età dei giochi e l’inizio della vita adulta. Il rapporto padre-figlio è centrato sulla collocazione sociale. Fino ai tre anni il bambino era nella sfera di influenza materna.
- MEDIOEVO
Durante il Medioevo è il padre a decidere per il futuro del figlio è vi è una netta disparità e differenza di trattamento tra i figli maschi e le figlie femmine, alle quali era sufficiente impartire un’educazione sommaria.
Nel Medioevo il cambiamento radicale della figura paterna si sviluppa in un’idea di padre come divinità spirituale che porta l’uomo verso la salvezza.
- RINASCIMENTO
Si delinea una famiglia di tipo mononucleare che tende a disgregarsi presto, date le generali condizioni di povertà e indigenza del periodo. I genitori non sono in grado di occuparsi dei figli oltre i loro primi anni di vita e i figli non sono disposti a soccorrere i genitori malati.
C’è un’attenuazione nel potere del padre di decidere le nozze dei figli: sono ora i giovani a fare questa scelta (anche se devono chiedere il consenso ai genitori) e la nuova coppia non va a vivere con i parenti. Anche l’imposizione paterna sulla professione dei figli comincia a mostrare qualche crepa che si accentuerà nel Settecento.
- ILLUMINISMO
Il padre conserva la sua funzione di mediazione con l’esterno, ma la famiglia è al centro di un cambiamento che avrà ripercussioni notevoli sulla futura concezione della paternità: la scoperta della madre quale responsabile dell’educazione morale della prole.
In questo periodo si comincia a dare attenzione all’infanzia con la pedagogia di Kant, Rousseau e Locke.
- RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
Vi è la volontà di restaurare la vita sociale e familiare.
Il padre abbandona i campi o la bottega per l’opificio, esce dalla famiglia e lascia i figli alla madre. Per molto tempo, quindi, sarà solo lui la forza lavoro mentre la moglie prende il suo posto all’interno della famiglia e quindi nella cura dei figli.
- IL ‘900
Il padre è ancora, il più delle volte, un pater familias, figura autoritaria alla quale si deve obbedienza e rispetto prima ancora che amore, è colui che si dedica al proprio lavoro mentre la madre si occupa dei figli.
- LE 2 GUERRE
Il padre è visto come un genitore ausiliario, necessario per la protezione di madre e bambini.
- IL BOOM EONOMICO
La donna, ormai consapevole delle sue capacità di provvedere a sè e ai propri figli, rivendica un suo diritto di autonomia e parità rispetto al maschile, e i movimenti femministi, la spinta per l’approvazione delle leggi sul divorzio e sull’aborto, il suo sempre maggior coinvolgimento nel mondo del lavoro ne sono una testimonianza. Solo verso la fine degli anni ’70 il padre comincia ad assumere una sua rilevanza diretta nella crescita dei figli, a cui si associa un fiorire di studi e ricerche sul suo ruolo e funzione, e non a caso ciò coincide con l’uscita delle donne dalle mura domestiche
- OGGI
Oggi l’identità del padre è in divenire, si delinea una figura premurosa e amorevole, la quale desidera essere coinvolta nella cura dei figli.
Essere padre nelle diverse fasi del bambino e della donna in gravidanza
Anche i padri sono dotati di una certa sensibilità e fragilità ed hanno diritto, come le madri, a coinvolgimento e sostegno psicologico.

Il padre è tale anche durante la gravidanza della propria compagna, assume un ruolo di protezione e sostegno psicologico della donna, la quale è esposta a cambiamenti fisici ed emotivi.
Durante la gestazione il padre fa vivere il figlio nella propria immaginazione, gli trova uno spazio nel proprio cuore e lo pensa all’interno della quotidianità e del contesto familiare.
La presenza del padre è fondamentale anche durante il parto (come mediatore tra la mamma e l’equipe ospedaliera), la prima infanzia e l’adolescenza del figlio, il quale si emanciperà e sarà alla ricerca di una propria identità.
Si è studiato che anche per i padri possono verificarsi episodi di depressione post-parto con sintomi che riguardano un forte senso di inadeguatezza, esclusione dalla diade, minor coinvolgimento sessuale, accentuata tristezza, perdita di interessi, ipocondria, ansia elevata, etc.
In questo periodo così delicato possono verificarsi acting out comportamentali come: fughe, relazioni extraconiugali, disturbi alimentari, disturbi di dipendenza e attività fisiche o sessuali compulsive.
Questo ci dimostra che anche i padri necessitano di essere coinvolti nelle dinamiche genitoriali e che è fondamentale dedicargli uno spazio di sostegno che sia adeguato ai loro bisogni.
Conclusioni: un papà accudente non è un “mammo”.
Dimentichiamoci del padre come figura anaffettiva ed esclusivamente autoritaria, accogliamo gli uomini che desiderano armarsi di marsupio e biberon.

Siamo abituati a padri lavoratori e poco presenti ma sempre di più, negli ultimi anni, si incontrano uomini affettuosi ed accudenti i quali, però, vengono etichettati con la, sempre più nota, parola: “mammo”.
Questo toglie identità al padre ed induce a pensare che non sia adatto a rivestire il ruolo di un buon caregiver, quando, in realtà, sono sempre più diffuse le famiglie in cui i compiti genitoriali vengono equamente suddivisi.
Impariamo a coinvolgere l’uomo nei discorsi genitoriali e nelle decisioni di cura del bambino, abituiamoci a dare attenzioni a padri che abbiamo sempre creduto figure ferme ed autoritarie ma che sempre più, si stanno affermando come base sicura per i loro figli.


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