Essere una donna incinta. Cosa significa davvero affrontare una gravidanza.

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Analisi degli aspetti fisiologici e psicologici della gravidanza per un approccio più consapevole con le future mamme.

Introduzione

Ogni gravidanza è a sè e non sapremo mai come si
sente la donna incinta con cui abbiamo a che fare, in questo
articolo proveremo ad approfondire aspetti psicologici e fisiologici
per trovare la giusta distanza dagli stereotipi comuni.

 

La gravidanza ce la si immagina come un periodo di forti emozioni
e gioia illimitata, l’immagine comune è quella di “bei pancioni” che
crescono e di donne forti che non aspettano altro che abbracciare il
loro bambino.
Non sto per dirvi che i 9 mesi di gravidanza sono insopportabili, ma
proverò a raccontarvi quali altri aspetti accompagnano la felicità di
diventare genitore.

Gravidanza come periodo di crisi

Scoprire di aspettare un bambino non significa solamente prepararsi a diventare genitore, la gravidanza ha a che fare con molto di più, in questo paragrafo vediamo in che senso la donna vive una crisi interiore.

Ogni donna, quando scopre di essere incinta, può avere una
reazione diversa: c’è chi piange di felicità, chi di tristezza, chi non
vede l’ora di dirlo a tutti, chi rimane in silenzio, chi si spaventa o chi
(come me) ne rimane apparentemente indifferente, come se fosse

la cosa più normale del mondo e solo dopo, a scoppio ritardato, si
rende conto che può sprizzare gioia da tutti i pori.


La gravidanza può essere definita come un periodo di crisi:
secondo la Bibring si riattivano conflitti legati all’infanzia e si
riattualizzano processi di identificazione inconsci con la propria
madre.


I conflitti infantili possono trovare una risoluzione e può verificarsi
una rielaborazione delle proprie esperienze e il raggiungimento di
un maggiore livello di integrazione.


Se, però, il rapporto con la propria madre è stato caratterizzato da
conflitti ed emozioni ambivalenti è possibile che tali vissuti emotivi si
riattivino quando si diventa madri.


Durante la gravidanza le donne ridefiniscono la propria identità
femminile, rivivono il processo di separazione-individuazione dalla
propria madre e sperimentano una identificazione sia con
la propria madre che con il feto: le future mamme sono allo stesso
tempo figlie delle loro madri e diventeranno madri dei loro figli.

Oltre a questo, non dimentichiamo che la donna vive una vera e
propria fusione con il feto e ne dovrà vivere la separazione durante
il parto.


Sophie Marinopoulos dice: “l’atto della nascita è un momento di
separazione. Separazione dei corpi, separazione degli esseri.

È una rottura ma anche una continuità di vita fra esseri che si sono
sempre percepiti senza mai vedersi davvero”.

 

Il corpo di una donna in gravidanza

Forse dimentichiamo tutto ciò che il corpo della donna subisce in gravidanza, vediamone alcuni cambiamenti.

In brevissimo tempo il corpo della donna si prepara e si adatta per
poter ospitare al meglio una vita, tra le modifiche più importanti vi è
la comparsa della placenta, organo temporaneo che viene espulso

durante il parto, l’inserimento del cordone ombelicale, la presenza
del sacco e del liquido amniotico, entrambi con funzione protettiva.
Inoltre, l’utero si modifica e il collo dell’utero subisce un’importante
dilatazione durante il travaglio.


Questi, però, non sono gli unici cambiamenti con cui la donna deve
avere a che fare, a modificarsi sono anche: l’apparato
cardiovascolare, l’apparato respiratorio, l’apparato digerente, la
circolazione (aumento plasma), le funzioni renali e la tiroide.

Non dimentichiamo che anche più “in superficie” vi sono dei
cambiamenti: le mammelle subiscono modifiche fin dall’inizio e
anche la cute varia in punti come i genitali, le ascelle e le areole
mammarie, si possono infatti verificare chiazze o
iper-pigmentazione, la linea nigra è tra le modificazioni cutanee più
conosciute.


Molto noti sono anche i disturbi in gravidanza, tra i più conosciuti
vediamo: la nausea e il vomito, la necessità di urinare
frequentemente, ma non sono da sottovalutare anche: stipsi,
emorroidi, pirosi, dolori dorsali, gonfiori degli arti inferiori, secrezioni
vaginali e sonnolenza o stanchezza (soprattutto nel primo
trimestre).


Ho voluto elencare gli aspetti sopra riportati per rendere l’idea di ciò
che una gravidanza fisiologica comporta. Spesso ci dimentichiamo
di tutto ciò perché distratti dal pensiero comune che le uniche
compagne di una donna in gravidanza siano pace, serenità e gioia.

Esami e abitudini in gravidanza

La donna in gravidanza viene vista come una donna
che deve performare, il suo corpo è contenitore di una creatura
speciale e per questo deve essere in ottima salute…

Anche se la gravidanza non è una patologia, ma anzi una
condizione fisiologica, gli esami a cui le donne si sottopongono
sono moltissimi: analisi del sangue ogni mese, ecografie, analisi
delle urine con urinocoltura, test della curva glicemica, etc.

Per alcune può essere motivo di stress o angoscia, per altre motivo di
preoccupazione a livello economico, in ogni caso ricordiamoci che
vivere nella speranza che i risultati dei propri esami vadano bene e
che alle visite ginecologiche sia tutto a posto, per alcune, può non
essere piacevole.


Contemporaneamente all’aspetto medico vi è quello delle abitudini:
è importante che la donna conduca uno stile di vita sano, non deve
bere alcolici, non deve fumare, deve seguire una dieta bilanciata e
sicura, fare passeggiate, ma non stancarsi troppo, …


È tutto vero, ma è vero anche che in questo modo si percepisce un
senso di grande responsabilità e che la società vuole la donna
incita come una donna che deve performare e non “sgarrare” e
questo può indurre le future madri a sentirsi sole nel dover crescere
dentro di sé una vita, la quale salute dipenderà da quella della
mamma.


Non dimentichiamo che anche la coppia subisce un grande
cambiamento e che deve adattarsi ad un nuovo stile di vita,
cercando e trovando stabilità in un nuovo equilibrio.

Travaglio e parto, alleati e nemici.

Durante i nove mesi la donna si prepara alla sfida più
grande: il parto. Vediamo cosa può aiutare.
Il parto porta con sé sentimenti di angoscia, l’ansia della donna si
rivolge a sé (ansie persecutorie in fase dilatante) e al bambino
(angoscia in fase espulsiva).

Siamo abituati ad immagini di donne urlanti e disperate, a racconti
horror di travagli infiniti, di lacerazioni irrecuperabili e di dolori
insormontabili.

A questo punto la paura di non farcela è del tutto
comprensibile, per fortuna, però, madre e bambino possiedono
delle competenze: competenza a far nascere e competenza a
nascere. La donna ha l’empowerment per poter affrontare il parto.

Vediamo quali sono gli alleati del travaglio:

  • posizioni libere
  • mindfulness (visualizzazioni che distraggano dal qui ed ora)
  • aromaterapia
  • musica
  • palla fitness
  • acqua
  • vocalizzi
  • massaggio
  • sostegno
  • mangiare e bere (se possibile)

Cosa può andare contro ad un buon travaglio?

  • visite ripetute
  • troppe persone
  • luci fastidiose
  • continuo monitoraggio (senza fattori di rischio)
  • iperventilazione

Come stare vicino ad una donna in stato di gravidanza

La donna incinta vive un momento sensibile e di
continuo adattamento, vediamo, in questo paragrafo, in quale modo
starle accanto.


Ora che siamo a conoscenza di ciò che una donna deve
attraversare durante la gravidanza, possiamo comprendere che non
sia facile (ma, anzi, spaventoso) prendere consapevolezza di tutto ciò e che, per una futura madre, ogni giorno, è occasione di scoperta e di novità circa la propria identità.


Se abbiamo a che fare con una donna incinta consiglio di
approcciare con un sincero “come stai?” ed essere disposti ad un
ascolto di qualità della risposta.


So che il racconto sociale e l’immaginario comune ci indurrebbero
ad allungare la mano per accarezzare la pancia o a commentarla
esprimendoci su grandezza, forma e altezza della stessa, ma vi
invito ad una riflessione:


Commenteremmo mai il corpo di una persona non gravida
toccandola e osservandola per anche svariati minuti consecutivi?

A questo punto voi mi direste di no ma mi direste anche che su una
donna incinta la situazione è diversa, e io vi chiederei “perché?”.

In effetti sì, la situazione è diversa, nel caso di una donna incinta
abbiamo di fronte a noi una futura madre che sta usando tutte le
proprie energie per crescere dentro di sé una vita e che giorno
dopo giorno è costretta a prendere consapevolezza di evidenti
cambiamenti del proprio corpo, un corpo che potrebbe piacerle,
oppure no, noi non lo sappiamo.

Frasi come: “che pancia piccola”, “non sembri incinta”, “io ero tutta
pancia”, “oh ma che bel pancione”, “stai proprio scoppiando”, etc.
non sappiamo se essere gradite da chi le riceve, non siamo a
conoscenza della storia interiore e dei sentimenti che la donna
prova circa il suo nuovo corpo.


Mi direte che “non si può più dire niente perché in qualsiasi caso si
sbaglia”, purtroppo non credo sia così, alle volte si tratta solo di
essere meno impulsivi e approcciare con più delicatezza alla
sensibilità dell’altro (e prima di tutto riconoscerla).


Non è detto che un commento ben posto non possa essere
pronunciato, credo che per farlo si debba essere sulla stessa linea di sensibilità di chi lo riceve e che debba essere posto con intelligenza e pensiero dedicato.


E toccare si può? Ricordiamoci che non si tratta di cosa si può o
non si può fare ma di come lo si fa.


Un consiglio che posso darvi nel caso in cui voleste toccare la
pancia di una donna incinta è quella di chiedere gentilmente il
permesso.


Molto spesso ciò che disturba non è il gesto o la carezza in sé ma il
fatto che viene attuato senza preavviso.


La pancia è già, a suo modo, una parte del corpo privata e, per
molte persone, intima, non dovrebbe essere normale che, per il
fatto di essere in gravidanza, ci sia libero accesso nel toccarla.


Una donna in gravidanza instaura con la pancia una nuova
relazione e sente di doverla proteggere, avere continuamente mani
estranee a contatto potrebbe non far piacere (come non farà
piacere che fin dal primo istante si tocchi il neonato solo perché
tale).


Ma quindi è vietato toccare? No, alcune mamme condividono
volentieri l’emozione dei primi calci o dei movimenti fetali più
evidenti del terzo trimestre ma sarebbe gentile chiedere loro:
“posso?”

Conclusione

Maggiore consapevolezza, come sempre, aiuta…

 

 

Sono certa che nella maggior parte dei casi ci sia buona fede dietro
ai commenti rivolti alle future mamme, la gioia di vedere una pancia
che ospita una vita è forte e contagiosa e alle volte veniamo spinti
da questa forte emozione.

Credo anche che avere maggiore consapevolezza rispetto a ciò
che sta affrontando una donna incinta aiuti a porre un pensiero in
più nel momento in cui ci si rivolge a lei.


Non cadiamo nell’errore di pensare alla nostra esperienza
personale o a cosa noi farebbe piacere o meno perché ogni
individuo è diverso e anche ogni gravidanza.


Non rimaniamo nei nostri panni, mettiamoci in quelli dell’altro (che
tra l’altro, in questo caso, potrebbero star diventando strettini).

Raccontaci di te

 

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